08/05 – Visita a Parma

Partenza puntuale alle 7,30 davanti alle scuole medie di Ferno, e alle 8,00, altrettanto puntuale, suona la campanella: Giampaolo saluta e dal microfono del pullman comunica gli orari e le mete della giornata.  D ‘altra parte le visita al Battistero di Parma era già sul manifesto che pubblicizzava la serie di “Incontri con l’arte” 2015-2016, assieme ad un’immagine del mese di settembre scolpito da Benedetto Antelami…

I 42 partecipanti scendono dal pullman sul Lungoparma e, passando sotto le possenti archeggia ture del Palazzo della Pilotta, salgono lo scalone che li porterà al Teatro Farnese. Le notizie relative al teatro, il suo utilizzo assai ridotto (solo 8 rappresentazioni in cento e passa anni) l’esordio con naumachia nello spettacolo musicato da Claudio Monteverdi, suggeriscono uno spaccato della vita dei Farnese e della nobiltà, aumentando il fascino della struttura, fortunatamente riutilizzata, a partire dal concerto di Claudio Abbado e l’orchestra Verdi del 2011, nel calendario annuale degli eventi culturali di Parma.

Usciti sul piazzale antistante la Pilotta bastano pochi passi per raggiungere via Macedonio Melloni, fisico e patriota parmense, da cui si può accedere al monastero benedettino femminile di San Paolo, nel quale Antonio Allegri detto il Correggio affresca la camera della Badessa Giovanna Piacenza agli inizi del ‘500.  Mentre Marinella va a recuperare la cartelletta con gli appunti, “opportunamente”dimenticata da Giampaolo al Teatro Farnese, si riassumono i caratteri applicati dal Correggio in questa prima prova parmense. Preceduta alla sala degli Araldi, uno degli ambienti affrescati che costituivano l’appartamento privato della religiosa, si entra nella Sala della Badessa, coperta da una volta naturalistica, nella quale sono aperti cieli a forma “ovata” frequentati da putti, assai poco rispondenti alla ispirazione religiosa che ci si aspetterebbe da un ambiente monastico.  La stessa sorpresa deriva dalle lunette, nelle quali Correggio dipinge falsi marmi che illustrano argomenti della mitologia, con riferimenti, allusioni e collegamenti oggetto indubbiamente di dotte dissertazioni da parte degli invitati agli incontri di Giovanna Piacenza.

La prima parte della visita, dunque, ha giocato sulle testimonianze ricche e raffinate lasciate in Parma dalla committenza nobile, sia in ambito laico sia in quello religioso. L’insistenza poi sul recupero di forme architettoniche, tematiche e stilistiche greco-romane confermano anche a Parma la valenza storica del termine Rinascimento. Le nostre illazioni sulla condotta privata della Badessa, indotte dalla sua autodifesa incisa sulla trabeazione del camino, rimangono chiacchiere di gitanti domenicali…

Alle 11,30 si è davanti al Battistero. Affascinante già nella forma esterna, il suo interno lascia sbalorditi. Gli otto lati della pianta si raddoppiano nei sedici spicchi della cupola ogivale, sottolineati dai costoloni in marmo rosso di Verona, decorati da fasce affrescate concentriche. C’è tutta la teologia del nuovo e del vecchio testamento, affrontati con immagini in stile bizantino. Ad orientare lo sguardo nella pianta centrale, indicando l’est dove si trova l’altare di ogni edificio sacro medievale, l’immagine di Cristo in trono, che rimanda l’immagine più in basso del Cristo pantocratore in mandorla, che rimanda all’affresco del battesimo di Cristo nel Giordano, nell’absidiola dietro l’altare.  Orientamento necessario, in una tale ricchezza decorativa fatta di affreschi votivi, cronache di avvenimenti registrati nel battistero, raffigurazioni di santi allusivi ad arti e mestieri della Parma Medievale. Anche gli stili pittorici si affiancano, e nel tratto di qualche metro si possono confrontare linguaggi più arcaici e più innovativi, soprattutto se ossequiosi della rivoluzione pittorica dei giotteschi.  In questa fantastica complessità sembrano in castigo i capolavori di scultura che Antelami e la sua scuola (meglio non chiamarla bottega) hanno prodotto originariamente per l’esterno del Battistero: i dodici mesi dell’anno.  Appollaiati a  livello del primo loggiato interno, non sono bene visibili; così raggruppati sembrano in attesa di una sistemazione, che ci si augura preveda una loro meritata valorizzazione.  Chi ha qualche primavera sulle spalle racconta di quando erano, impolverati, sul pavimento interno del battistero, uno per ogni absidiola interna;  poi, appena ripuliti, all’interno  del Duomo. Che si stia augurando di poterli vedere finalmente valorizzati in futuro? Qui però non c’è in ballo solo la passione per l’arte…

Anche se qualcuno timidamente accenna all’ora inoltrata e agli stimoli dello stomaco, si passa alla visita dei tre portali esterni, dribblando le comitive che, comunque, gremiscono lo spazio attorno al Battistero. Prima la Porta della vita, quella a Sud, da cui entravano i battezzandi. Nella rappresentazione di una metafora tratta da un racconto orientale, si descrive un giovane appollaiato su un albero intento a godersi del miele che ruba da un favo. Sotto l’albero, però, staziona un drago, e due animali stanno rosicchiando le radici. Metafora neppure tanto velata e avvertimento forte e chiaro a chi sta per ricevere il battesimo: le tentazioni del piacere sono forti, ma indispensabile è la vigilanza, in considerazione della propria situazione di precarietà.  Più rassicurante la Porta della Vergine, che guarda a Nord, sulla piazza del Duomo. Qui la strombatura del portale è più abbondante e ricca, così come la decorazione scultorea, incentrata sull’immagine di una Madonna in trono, tra il Battista e san Giuseppe, allertato dall’arcangelo Gabriele. Nella trabeazione sotto la lunetta sono scolpite a rilievo storie del Battista, cui il battistero è intitolato, con la cronologia tradizionale del Battesimo di Cristo, il banchetto di Erode e la Decollazione.

Un’attenzione particolare viene infine riservata al portale Ovest, quello detto del Giudizio poiché nella lunetta viene rappresentato un Cristo giudice in trono, sormontato dai dodici Apostoli cui si aggiunge san Paolo. Gli stipiti del portone costituiscono una meditazione sul giudizio: sullo stipite sinistro sono rappresentate (con didascalie scritte) le sei opere di misericordia corporali desunte del noto passo del vangelo di Matteo.  Sullo stipite destro, in un tralcio di vite, sono rappresentate e scritte le età dell’uomo, con il padrone della vigna che, evangelicamente, da ad ognuno il pattuito alla fine dell’undicesima ora.  Riflessioni storiche, teologiche, esistenziali: e poi si dice “medioevale” per bollare qualcosa di primitivo… Poiché l’ascolto delle spiegazioni ha consentito a tutti di mettere in pratica l’opera misericordiosa di sopportare pazientemente le persone moleste, ci si congeda per il pranzo, dandosi appuntamento alle 15,00 per riprendere la visita.

Il primo pomeriggio la piazza del Duomo è gremita di gante vestita a festa: o le prime Comunioni o le Cresime. Lungimirante l’idea di fornire ciascun partecipante di una scheda descrittiva della formella dell’Antelami rappresentante la Deposizione. Nel braccio destro del transetto, infatti, i parenti dei ragazzi hanno già preso posto, e dunque in questa confusione non ci sarebbe  verso di effettuare una visita assieme. Ciascuno invece si sofferma davanti alla formella, oppure osserva l’affresco del Correggio con l’Assunzione che occupa tutta la cupola del presbiterio, scende nella cripta, oppure ancora siede nella navata centrale e, risultando complesso guardare il presbiterio comunque soprelevato anche dopo i lavori cinquecenteschi, osserva gli affreschi che decorano completamente le pareti, anche tra i matronei. Si esce giusto in tempo: la cerimonia sta per iniziare.

Il programma prevede di visitare luoghi assai vicini tra loro: subito dietro il Duomo c’è il monastero benedettino maschile, San Giovanni Evangelista.   La piazza antistante è deserta, i portoni sembrano chiusi: non è che dobbiamo rinunciare alla seconda cupola del Correggio?  Invece si entra, e si respira un’atmosfera ben diversa da quella del Duomo. In una struttura comunque interessante, tutto è più buio, meno scintillante. Inserite le monete per illuminare la cupola, emerge lo scorcio della cupola leggermente ovale, con la luce fortissima di un Cristo che chiama un vecchissimo Giovanni a raggiungere gli altri apostoli. Un monaco presente in chiesa ci consiglia di disporci vicino al presbiterio, quasi all’ingresso del coro: la figura di San Giovanni, posta alla base della cupola, poteva essere vista infatti solo dai monaci, e non dai fedeli che stazionavano nelle navate. Accompagnandoci all’uscita, il religioso aggiunge altre notizie sulla composizione dei benedettini in città, confermando le prime sensazioni d’impatto che avevamo avuto.

Si potrebbe ancora fare qualche considerazione, ma sul sagrato di San Giovanni incomincia a scendere qualche goccia di pioggia. Meglio avvicinarsi al luogo dell’appuntamento col pullman, ripercorrendo strade e monumenti che ora ci appaiono quasi familiari. L’aver preso tempo ci consente di rispettare la tabella di marcia: pur con l’inevitabile rallentamento in Tangenziale  siamo a Ferno per le 19, 30. Ci si saluta e ci si da appuntamento per altre iniziative.  Tranquilli: da settembre al Circolo ripartono altri incontri con l’arte…