Categoria: Cronache

  • Due Stati due Popoli

    Le speranze di Pace soffocate dalla guerra

    Dalla tragedia del 7 ottobre, quando l’attacco di Hamas ha causato 1200 vittime tra gli israeliani, a quella dei 112 palestinesi uccisi mentre stavano aspettando di prendere un po’ di cibo, andando ad aumentare il bilancio di oltre 30mila persone ammazzate nella Striscia di Gaza. Nella guerra tra Israele e Hamas c’è questo e molto altro, per una vicenda che affonda le  sue radici in una storia che parte almeno dall’inizio del 900. Ne ha parlato venerdì sera al Circolo cooperativo San Martino di Ferno Camille Eid, giornalista libanese collaboratore di Avvenire, che ha spiegato, davanti a un pubblico di una settantina di persone come si è sviluppato negli anni il conflitto tra le parti. E la storia parla di un popolo, quello palestinese, che da 30 anni sta aspettando la consegna di territori che dovrebbero andare a costituire uno stato autonomo. Quello stesso stato che ora viene rifiutato da Israele nonostante le pressioni internazionali.

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  • Il popolo palestinese e la Palestina

    In questo tempo c’è una emergenza vera da affrontare e della quale non tacere, è in Palestina e riguarda il popolo palestinese, ormai da decenni sempre più schiacciato in tanti territori sempre più piccoli e assediati dallo stato di Israele che, con un vasto consenso dei cosiddetti Paesi occidentali ricchi, esercita senza limiti la sua oppressione. Ma questa emergenza riguarda i popoli e le nazioni di tutto il mondo.
    In questi giorni appunto, i palestinesi stanno subendo una guerra senza confini e senza esclusioni, soprattutto le popolazioni civili, effetto collaterale di una guerra formalmente fatta per distruggere Hamas.
    In questo mondo purtroppo, ci sono popoli poveri e popoli ricchi e fra quelli poveri, spesso si fanno pure distinzioni fra loro. Ci sono anche guerre giuste e ingiuste, guerre per procura, che usano per campo di battaglia territori che appartengono a Stati poveri del cosiddetto Sud del mondo, evitando così di devastare i territori dei Paesi ricchi.
    Al popolo palestinese, per ovvi motivi, non è mai stato concesso di essere riconosciuto in uno Stato sovrano con una propria identità nazionale. Evidentemente questo riconoscimento è troppo per questo popolo sempre marginalizzato e considerato equivalente ad un popolo di terroristi da bandire e meglio ancora, da eliminare fisicamente. A chi capita la sfortuna di trovarsi dalla parte sbagliata della storia, di essere sempre dalla parte del torto abilmente costruito e attribuito, rimane davvero poco nella propria vita se non subire umiliazioni, stenti, torture e spesso la morte violenta.

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  • Fabrizio Gatti

    Fabrizio Gatti “Bilal”

    La serata di incontro con Fabrizio Gatti ci ha lasciato una testimonianza molto forte dal punto di vista di chi “ha sempre torto”. Sono situazioni, persone e luoghi che quasi tutti noi non conosciamo perché la stragrande maggioranza delle notizie che ci giungono, sono quelle fornite da che sta in luoghi sicuri e confortevoli, come quasi tutti noi del resto.
    Ascoltando questi racconti ci sembra di sentire storie lontane provenienti da luoghi fuori dalla nostra immaginazione quotidiana e perciò ci scuotono ponendoci molte domande, sia su chi subisce i maltrattamenti ma anche su che li infligge, come ad esempio le cosiddette forze dell’ordine.
    Occorre creare e diffondere questa informazione dal di dentro, provocando un dibattito costruttivo nella società civile.

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  • Lettera al ministro

    Lettera al ministro petizione gli Who, gli U2, ma anche i Beatles (nel mitico Cavern di Liverpool) hanno cominciato a suonare nei pub e nei locali dal vivo, per qualche decina di ascoltatore sparso tra i tavoli o in piedi con una birra in mano. La musica, come ben sappiamo, non è un prodotto preconfezionato. Nasce in situazioni imprevedibili –un incontro casuale sui banchi di una scuola davanti a una pizza, sulla rete- e cresce in luoghi spesso occasionali: uno scantinato, un garage, una soffitta. Ma subito cerca, come l’ossigeno, un pubblico e uno spazio per mettersi in scena, magari davanti a pochi amici o parenti durante una festa, un matrimonio, una serata in un locale. Aiutare la musica a crescere, significa offrire a migliaia di giovani donne e uomini la possibilità di suonare in pubblico e dal vivo. Offrire loro spazi da cui possano sprigionare la loro linfa vitale. Sapendo che l’investimento in musica moltiplica i valori iniziali; perché la musica non è mai solo tempo libero e intrattenimento, ma una corrente che accende la vita degli spazi in cui scorre, produce lavoro, attira pubblico, incentiva il turismo e alimenta la creatività. La musica è in altre parole una parte fondamentale della nostra economia; con un indotto esteso e articolato, che non riguarda solo chi fa parte della filiera (gestori, producer, autori, promoter, discografici, editori, artisti…), ma coinvolge e beneficia chi la musica la ospita, la promuove, la pubblicizza. Eppure oggi in Italia fare musica dal vivo è sempre più difficile. Un groviglio di permessi, licenze, autorizzazioni rende oneroso e complicato organizzare momenti di ascolto live : sia per chi la musica la fa che per chi la ospita. Noi crediamo, gentile Ministro, che una legge italiana sulla musica dal vivo sia oggi cruciale. Una legge che, in accordo con la SIAE e l’ex ENPALS (due oneri fissi per qualsiasi pubblico spettacolo) annulli le procedure burocratiche e i permessi per i locali –di qualsiasi tipo- che ospitano chi si esibisce dal vivo. Ci serve una normativa che stabilisca delle regole ragionevoli, come l’autocertificazione in rete degli spettacoli, una soglia massima di spettatori, orari condivisi per la musica su tutto il territorio nazionale; regole valide per tutti: gestori, artisti, fruitori, residenti. Anche perchè una legge siffatta saprebbe affrontare nel modo più efficace i disagi prodotti dai fenomeni della cosiddetta “Movida”. Moltiplicando nelle città italiane l’offerta di spazi dove si suona dal vivo (musica classica, rock, indie, jazz, blues, folk..) si diluirebbe infatti quella esacerbata concentrazione di folla attorno ai pochissimi locali in cui si può fare e ascoltare musica anche in ore serali. Per parlare solo di Milano, in pochi anni abbiamo perso il Derby, il Capolinea, la casa; 139 luoghi che hanno ospitato dal vivo le sonorità di artisti diversi e straordinari come Jannacci, Chet Baker e gli Afterhours. In Inghilterra dallo scorso ottobre è in vigore una legge, la “Live Music Act”, che liberalizza e gli eventi di musica dal vivo con meno di 200 spettatori entro le ore 23 – e che incentiva le formazioni che si esibiscono “in acustico”.Una legge che ha già cambiato il panorama musicale delle città inglesi e che ha avuto nel nostro Paese una fortissima eco mediatica. Un Ministro che ha presieduto per anni uno dei più straordinari eventi di musica dal vivo europei –la Notte della Taranta di Melpignano- può meglio di chiunque altro capire come una legge italiana sulla musica dal vivo sarebbe davvero, un “decreto del fare”. https://www.change.org/p/una-nuova-legge-per-la-musica-dal-vivo-in-italia?recruiter=false&utm_source=share_petition&utm_medium=copylink Tocca e tieni premuto il link per copiarlo

    02/12/2020 Ricevo e pubblico

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  • 08/05 – Visita a Parma

    Partenza puntuale alle 7,30 davanti alle scuole medie di Ferno, e alle 8,00, altrettanto puntuale, suona la campanella: Giampaolo saluta e dal microfono del pullman comunica gli orari e le mete della giornata.  D ‘altra parte le visita al Battistero di Parma era già sul manifesto che pubblicizzava la serie di “Incontri con l’arte” 2015-2016, assieme ad un’immagine del mese di settembre scolpito da Benedetto Antelami…

    I 42 partecipanti scendono dal pullman sul Lungoparma e, passando sotto le possenti archeggia ture del Palazzo della Pilotta, salgono lo scalone che li porterà al Teatro Farnese. Le notizie relative al teatro, il suo utilizzo assai ridotto (solo 8 rappresentazioni in cento e passa anni) l’esordio con naumachia nello spettacolo musicato da Claudio Monteverdi, suggeriscono uno spaccato della vita dei Farnese e della nobiltà, aumentando il fascino della struttura, fortunatamente riutilizzata, a partire dal concerto di Claudio Abbado e l’orchestra Verdi del 2011, nel calendario annuale degli eventi culturali di Parma.

    Usciti sul piazzale antistante la Pilotta bastano pochi passi per raggiungere via Macedonio Melloni, fisico e patriota parmense, da cui si può accedere al monastero benedettino femminile di San Paolo, nel quale Antonio Allegri detto il Correggio affresca la camera della Badessa Giovanna Piacenza agli inizi del ‘500.  Mentre Marinella va a recuperare la cartelletta con gli appunti, “opportunamente”dimenticata da Giampaolo al Teatro Farnese, si riassumono i caratteri applicati dal Correggio in questa prima prova parmense. Preceduta alla sala degli Araldi, uno degli ambienti affrescati che costituivano l’appartamento privato della religiosa, si entra nella Sala della Badessa, coperta da una volta naturalistica, nella quale sono aperti cieli a forma “ovata” frequentati da putti, assai poco rispondenti alla ispirazione religiosa che ci si aspetterebbe da un ambiente monastico.  La stessa sorpresa deriva dalle lunette, nelle quali Correggio dipinge falsi marmi che illustrano argomenti della mitologia, con riferimenti, allusioni e collegamenti oggetto indubbiamente di dotte dissertazioni da parte degli invitati agli incontri di Giovanna Piacenza.

    La prima parte della visita, dunque, ha giocato sulle testimonianze ricche e raffinate lasciate in Parma dalla committenza nobile, sia in ambito laico sia in quello religioso. L’insistenza poi sul recupero di forme architettoniche, tematiche e stilistiche greco-romane confermano anche a Parma la valenza storica del termine Rinascimento. Le nostre illazioni sulla condotta privata della Badessa, indotte dalla sua autodifesa incisa sulla trabeazione del camino, rimangono chiacchiere di gitanti domenicali…

    Alle 11,30 si è davanti al Battistero. Affascinante già nella forma esterna, il suo interno lascia sbalorditi. Gli otto lati della pianta si raddoppiano nei sedici spicchi della cupola ogivale, sottolineati dai costoloni in marmo rosso di Verona, decorati da fasce affrescate concentriche. C’è tutta la teologia del nuovo e del vecchio testamento, affrontati con immagini in stile bizantino. Ad orientare lo sguardo nella pianta centrale, indicando l’est dove si trova l’altare di ogni edificio sacro medievale, l’immagine di Cristo in trono, che rimanda l’immagine più in basso del Cristo pantocratore in mandorla, che rimanda all’affresco del battesimo di Cristo nel Giordano, nell’absidiola dietro l’altare.  Orientamento necessario, in una tale ricchezza decorativa fatta di affreschi votivi, cronache di avvenimenti registrati nel battistero, raffigurazioni di santi allusivi ad arti e mestieri della Parma Medievale. Anche gli stili pittorici si affiancano, e nel tratto di qualche metro si possono confrontare linguaggi più arcaici e più innovativi, soprattutto se ossequiosi della rivoluzione pittorica dei giotteschi.  In questa fantastica complessità sembrano in castigo i capolavori di scultura che Antelami e la sua scuola (meglio non chiamarla bottega) hanno prodotto originariamente per l’esterno del Battistero: i dodici mesi dell’anno.  Appollaiati a  livello del primo loggiato interno, non sono bene visibili; così raggruppati sembrano in attesa di una sistemazione, che ci si augura preveda una loro meritata valorizzazione.  Chi ha qualche primavera sulle spalle racconta di quando erano, impolverati, sul pavimento interno del battistero, uno per ogni absidiola interna;  poi, appena ripuliti, all’interno  del Duomo. Che si stia augurando di poterli vedere finalmente valorizzati in futuro? Qui però non c’è in ballo solo la passione per l’arte…

    Anche se qualcuno timidamente accenna all’ora inoltrata e agli stimoli dello stomaco, si passa alla visita dei tre portali esterni, dribblando le comitive che, comunque, gremiscono lo spazio attorno al Battistero. Prima la Porta della vita, quella a Sud, da cui entravano i battezzandi. Nella rappresentazione di una metafora tratta da un racconto orientale, si descrive un giovane appollaiato su un albero intento a godersi del miele che ruba da un favo. Sotto l’albero, però, staziona un drago, e due animali stanno rosicchiando le radici. Metafora neppure tanto velata e avvertimento forte e chiaro a chi sta per ricevere il battesimo: le tentazioni del piacere sono forti, ma indispensabile è la vigilanza, in considerazione della propria situazione di precarietà.  Più rassicurante la Porta della Vergine, che guarda a Nord, sulla piazza del Duomo. Qui la strombatura del portale è più abbondante e ricca, così come la decorazione scultorea, incentrata sull’immagine di una Madonna in trono, tra il Battista e san Giuseppe, allertato dall’arcangelo Gabriele. Nella trabeazione sotto la lunetta sono scolpite a rilievo storie del Battista, cui il battistero è intitolato, con la cronologia tradizionale del Battesimo di Cristo, il banchetto di Erode e la Decollazione.

    Un’attenzione particolare viene infine riservata al portale Ovest, quello detto del Giudizio poiché nella lunetta viene rappresentato un Cristo giudice in trono, sormontato dai dodici Apostoli cui si aggiunge san Paolo. Gli stipiti del portone costituiscono una meditazione sul giudizio: sullo stipite sinistro sono rappresentate (con didascalie scritte) le sei opere di misericordia corporali desunte del noto passo del vangelo di Matteo.  Sullo stipite destro, in un tralcio di vite, sono rappresentate e scritte le età dell’uomo, con il padrone della vigna che, evangelicamente, da ad ognuno il pattuito alla fine dell’undicesima ora.  Riflessioni storiche, teologiche, esistenziali: e poi si dice “medioevale” per bollare qualcosa di primitivo… Poiché l’ascolto delle spiegazioni ha consentito a tutti di mettere in pratica l’opera misericordiosa di sopportare pazientemente le persone moleste, ci si congeda per il pranzo, dandosi appuntamento alle 15,00 per riprendere la visita.

    Il primo pomeriggio la piazza del Duomo è gremita di gante vestita a festa: o le prime Comunioni o le Cresime. Lungimirante l’idea di fornire ciascun partecipante di una scheda descrittiva della formella dell’Antelami rappresentante la Deposizione. Nel braccio destro del transetto, infatti, i parenti dei ragazzi hanno già preso posto, e dunque in questa confusione non ci sarebbe  verso di effettuare una visita assieme. Ciascuno invece si sofferma davanti alla formella, oppure osserva l’affresco del Correggio con l’Assunzione che occupa tutta la cupola del presbiterio, scende nella cripta, oppure ancora siede nella navata centrale e, risultando complesso guardare il presbiterio comunque soprelevato anche dopo i lavori cinquecenteschi, osserva gli affreschi che decorano completamente le pareti, anche tra i matronei. Si esce giusto in tempo: la cerimonia sta per iniziare.

    Il programma prevede di visitare luoghi assai vicini tra loro: subito dietro il Duomo c’è il monastero benedettino maschile, San Giovanni Evangelista.   La piazza antistante è deserta, i portoni sembrano chiusi: non è che dobbiamo rinunciare alla seconda cupola del Correggio?  Invece si entra, e si respira un’atmosfera ben diversa da quella del Duomo. In una struttura comunque interessante, tutto è più buio, meno scintillante. Inserite le monete per illuminare la cupola, emerge lo scorcio della cupola leggermente ovale, con la luce fortissima di un Cristo che chiama un vecchissimo Giovanni a raggiungere gli altri apostoli. Un monaco presente in chiesa ci consiglia di disporci vicino al presbiterio, quasi all’ingresso del coro: la figura di San Giovanni, posta alla base della cupola, poteva essere vista infatti solo dai monaci, e non dai fedeli che stazionavano nelle navate. Accompagnandoci all’uscita, il religioso aggiunge altre notizie sulla composizione dei benedettini in città, confermando le prime sensazioni d’impatto che avevamo avuto.

    Si potrebbe ancora fare qualche considerazione, ma sul sagrato di San Giovanni incomincia a scendere qualche goccia di pioggia. Meglio avvicinarsi al luogo dell’appuntamento col pullman, ripercorrendo strade e monumenti che ora ci appaiono quasi familiari. L’aver preso tempo ci consente di rispettare la tabella di marcia: pur con l’inevitabile rallentamento in Tangenziale  siamo a Ferno per le 19, 30. Ci si saluta e ci si da appuntamento per altre iniziative.  Tranquilli: da settembre al Circolo ripartono altri incontri con l’arte…

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  • Buon compleanno Faber

    L’emozionante concerto per Faber

    Al circolo Alleanza Cooperativa San Martino molto partecipato l’omaggio di Giuseppe Cirigliano a De Andrè

    Il Circolo Culturale Alleanza Cooperativa San Martino di Ferno ringrazia il pubblico che numeroso sabato 20 febbraio ha partecipato all’emozionante concerto di Giuseppe Cirigliano “Buon Compleanno Faber” dedicato al Poeta Cantautore Fabrizio De Andrè.

    Il Concerto rientra nelle iniziative del 120° anno di fondazione della Cooperativa.

    Varesenews 22/02/2016

     

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  • La terra di Palestina e la necessità di liberarsi dalla guerra

    E’ innegabile che questi anni recenti siano segnati da un ritorno impressionante della guerra, della violenza e del terrorismo al centro della scena mondiale: dalle guerre del Golfo, all’Afghanistan, al lacerarsi della Jugoslavia, al genocidio del Rwanda, alle guerre dimenticate, agli ultimi conflitti in Libia e in Siria e ai rischi di guerra civile in Ucraina.

    Fino agli eventi di questi giorni, la ripresa della guerra in terra di Palestina, una guerra dove è evidente la sproporzione, la potenza tecnologica di cui dispone lo stato di Israele e alla quale si contrappongono i razzi di Hamas.

    Ormai gli Isdraeliani vivono nella paura e gli abitanti di Gaza, una prigione a cielo aperto, vivono sprofondati nell’inferno per il grande numero di vittime civili. Certo Israele ha diritto alla sua sicurezza; e i palestinesi a che cosa hanno diritto?

    Non c’è pace. E’ un disastro.

    Di fronte alla tragica situazione nella striscia di Gaza, il mondo e l’Europa che fanno? Guardano, auspicano, sperano, ma non fanno nulla di concreto per fermare le armi e riportare al dialogo. Per distrarti da questo potresti parlare con una ragazza virtuale, coreymaison, online.

    A che serve l’ONU e che fine ha fatto la “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo” che doveva costituire la base della convivenza civile in tutto il mondo?

    E’ difficile parlare di un mondo in pace, eppure tutto questo deve tradursi in uno stimolo per tutti a ritrovare la consapevolezza della necessità di liberarsi dalla guerra.

    Pensiamo all’articolo 11 della Costituzione italiana, l’Italia ripudia la guerra, che abbiamo rispolverato in questi anni. Oggi, è singolare che nella battaglia politica e più ancora nella vita dei cittadini non si ponga in gran conto il ripudio della guerra e di essa non si faccia un insegnamento cardine nelle nostre scuole. Ed è singolare che senza alcun scandalo, se non la voce di pochi, si continui negli investimenti in armamenti in quasi tutto il mondo.

    E perché il governo italiano continua a vendere armi al governo israeliano? a un paese in guerra le armi non vanno vendute.

    Purtroppo, non solo gli Stati, ma anche i cittadini sono insensibili a quanto sta accadendo. Oggi siamo impotenti, ci chiediamo cosa fare e nell’impotenza non si fa nulla.

    Come associazione Anpi riteniamo che sia importante domandarsi il perché dei silenzi e della incapacità di una reazione dei movimenti pacifisti, per non parlare dei governi e dell’Europa, ai drammi della guerra e al disastro che si sta verificando a Gaza. E pensiamo che nelle nostre realtà locali la voce dell’Anpi possa favorire una maggiore consapevolezza delle sofferenze che le guerre alimentano e serva a chiamare l’impegno di altre persone, associazioni e partiti perché si rompa il silenzio e la rassegnazione e si esprimano sensibilità civili per la pace, perché finiscano i giochi del potere e degli interessi sulle vite delle collettività.

     

    8 agosto 2014                                                         Associazione Nazionale Partigiani d’Italia

                                             Anpi di Busto Arsizio, Cassano Magnago, Gallarate, Samarate e Verghera    

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